La recente pandemia ci ha fatto scoprire un nuovo modo di lavorare: lo smart working

Fin quando c’è stata l’onda del COVID abbiamo dato spazio alla didattica a distanza e abbiamo svolto le riunioni online. Niente da eccepire: eravamo in emergenza.

Ma ogni onda che si ritira lascia sempre qualche regalo sulla battigia.

Uno dei regali più controversi è la possibilità di svolgere da casa le riunioni degli organi collegiali. Ci siamo, più o meno, abituati (o rassegnati) a seguire da casa Collegio Docenti, Consigli di Classe, Riunioni di dipartimento e quant’altro.

Adesso è venuto il momento di fare qualche riflessione in merito.

Io apprezzo i vantaggi che le nuove tecnologie offrono per una più funzionale gestione del lavoro quotidiano, e pertanto non sono contrario al loro utilizzo, sia per affrontare situazioni di emergenza che per introdurre nuove forme di organizzazione del lavoro più funzionali e meno impattanti non solo sulla vita dei lavoratori ma anche dell’ambiente, nell’ottica di una riduzione della mobilità personale.

Ovviamente, come per ogni novità che la scienza e la tecnologia ci mettono a disposizione, occorre sempre una attenta valutazione, ispirata a un principio di prudenza, a maggior ragione quando la natura e l’importanza degli equilibri su cui si va ad agire lo richiedono.

Credo sia questo il caso del Collegio dei Docenti.

Il Collegio non è un luogo dove vengono semplicemente approvati incarichi o libri di testo o viaggi di istruzione. E’ soprattutto il luogo dove si decide la personalità dell’istituto, le sue scelte didattiche, l’offerta formativa. Si incide persino sull’organizzazione del lavoro dei colleghi e sul modo in cui gli studenti vivranno la loro esperienza scolastica.

Non a caso il Collegio come lo conosciamo, entrato nella vita scolastica nel lontano 1974, è stato in ogni occasione riconfermato dal legislatore come momento centrale della vita democratica della scuola italiana e della sua autonomia.

Proprio per attuare appieno l’autonomia di ogni istituto il Collegio assurge a organo di dibattito e di confronto fra le diverse anime presenti in ogni singolo istituto. E’ un po’, me ne scusino i docenti di diritto, come un piccolo parlamento della scuola.

Nulla vieta che il Collegio Docenti si doti di modalità di lavoro il più possibile moderne e funzionali, proprio per assolvere al meglio le sue funzioni. E i collegamenti telematici possono senza dubbio giocare un ruolo positivo in tal senso.

Guai però se il ricorso a qualsiasi forma organizzativa, sia telematica che tradizionale, compromettesse la natura di luogo democratico propria del Collegio.

In tal caso si tratterebbe non di un meritorio tentativo di agevolare il funzionamento del Collegio e di venire incontro ai lavoratori, ma probabilmente di qualcosa di molto diverso, che, magari involontariamente, potrebbe addirittura trasformarlo in organismo di burocratica ratifica di decisioni prese e maturate altrove.

La gestione della scuola e la partecipazione democratica

Per una gestione democratica della scuola è cruciale il comportamento di noi docenti: la partecipazione può essere alta, costruttiva, le proposte possono essere dibattute e si può giungere a sintesi efficaci di posizioni inizialmente divergenti sia che ci si ritrovi in presenza sia che ci si ritrovi online, anche se, in quest’ultima ipotesi, potrebbe mancare quel clima empatico che si crea quando si lavora in presenza e che, innegabilmente, serve a fare squadra, aspetto non secondario in una scuola.

Parimenti si possono avere Collegi ridotti a una mera ritualità sia in presenza che online. Anche in presenza assistiamo a tristi spettacoli in cui molti colleghi leggono il giornale o giocano con lo smartphone mentre un piccolo manipolo di addetti ai lavori ascolta le proposte del dirigente che poi vengono approvate da tutti, tranne quei pochi che magari, inascoltati, cercavano di argomentare diversamente. E nel caso del collegamento a distanza non è difficile imbattersi in una pletora di webcam oscurate che accompagna lo sterile rituale: ascoltare le proposte del dirigente e votare distrattamente.

Da parte di molti dirigenti ispirati dai provvedimenti degli ultimi 20 anni, dei quali la legge 107/2015 ne è l’emblema, la riduzione del Collegio a veloce ratifica delle proprie decisioni, prese insieme ai pochi colleghi dello “staff di presidenza”, non può che essere vista con piacere, nello spirito di quella scuola dell’efficienza che si misura in numero di progetti approvati e di studenti promossi, quale che sia la qualità dei progetti e la preparazione degli studenti.

La questione, quindi, non è stabilire se i Collegi Docenti si debbano svolgere in presenza oppure online. La questione è stabilire forme di partecipazione che motivino il corpo docente a prendere coscienza del proprio, insostituibile, ruolo di attori principali delle scelte nella scuola. La sfida è come si possa oggi garantire la piena espressione della democrazia nella scuola, così come essa fu disegnata nel 1974 dai decreti delegati, frutto di una felice stagione che metteva al centro di ogni istituzione nazionale la partecipazione e l’attuazione dei valori della Costituzione.

La tematica è attuale. La possibilità di svolgere le riunioni a distanza era prevista come misura eccezionale dal D.L. 18 del 2020, ma adesso, venuta meno l’emergenza, Cosa succede?

La possibilità di svolgere riunioni online è ancora presente.

Il testo unico 297 del 1994, che ha ripreso i decreti delegati del 1974, non dice nulla in proposito alla modalità di svolgimento.

Nell’articolo 7 esplicita il ruolo del Collegio e l’unica cosa che afferma in merito alla modalità di svolgimento è che deve essere fatto in orario di servizio ma al di fuori dell’orario di lezione.

Nell’articolo 40 fa riferimento alla necessità di dotare il Collegio di un suo proprio regolamento, in mancanza del quale si utilizzeranno regolamenti tipo proposti dal Ministero.

Da nessuna parte viene detto dove si deve svolgere il Collegio, anche se, derivando dalle più generali norme di diritto del lavoro, si presume che debba svolgersi in una sede palesemente adibita a luogo di lavoro.

Il Decreto legislativo 85 del 2005, codice dell’amministrazione digitale, prevede all’articolo 12 la possibilità di utilizzare modalità di comunicazione telematiche per svolgere le funzioni dell’amministrazione.

Gli spazi normativi per svolgere in modalità telematica le riunioni ci sono, ma è evidente che occorre, da parte di ciascun Istituto scolastico, predisporre un proprio regolamento di funzionamento che ne recepisca l’opportunità, riconosca come luogo di lavoro del docente anche la propria abitazione e, soprattutto, normi in maniera precisa tutti i delicati aspetti che regolano lo svolgimento delle attività online.

I problemi delle riunioni online. Un caso

Gli aspetti delicati sono tanti, dalla eventuale segretezza del voto sulle delibere, alla trasparenza e immediatezza nel conoscere gli esiti delle votazioni, dall’accesso ai materiali per poter attivamente partecipare alla discussione, al modo in cui si chiede di intervenire e si dà la parola, dal modo in cui ci si garantisce da eventuali registrazioni non autorizzate della riunione (e dalla loro successiva diffusione) al modo in cui ci si garantisce che alle riunioni presenzino esclusivamente gli aventi titolo: si pensi alla delicatezza di uno scrutinio!

Ad esempio, proprio perché non si è in presenza occorre assolutamente rifuggire da ipotesi tipo “approvazione per acclamazione”, acclamazione magari dedotta leggendo il fluire dei messaggi in chat.

Per queste ragioni, e magari non sono le sole, occorre molta attenzione al regolamento che si andrà ad approvare: il collegio in questo è sovrano, ma occorre consapevolezza sulle decisioni che si prendono.

Sulla base di questa premessa vado a esaminare un caso pratico di cui sono venuto a conoscenza, e che purtroppo conferma molte delle mie preoccupazioni. In una scuola si è discussa una bozza di regolamento del Collegio dei Docenti che presenta alcuni aspetti degni di attenzione.

In uno degli articoli vi si legge:

“per sedute che prevedono un solo punto all’ordine del giorno, la volontà del Collegio può essere espressa in modalità asincrona, in sostituzione delle riunioni telematiche, mediante l’invio, tramite email, a tutti i componenti del Collegio, della proposta di delibera, contenente nel dettaglio tutta la documentazione e l’argomento da trattare, con eventuali pareri allegati. In tale ipotesi viene inviato ai componenti del Collegio, contestualmente alla convocazione e ai materiali suddetti, un modulo online contenente le possibili risposte e uno spazio libero per eventuali commenti, nonché l’indicazione della data entro cui rispondere.”

Mi pare che di fronte a una formulazione del genere non si stia più parlando di rendere snelle e funzionali le riunioni del Collegio, ma di ridurre il Collegio stesso a un pro-forma: come possiamo pensare di poter veramente votare da casa, su questioni che potrebbero essere delicate, senza che sia svolto un minimo dibattito nel Collegio, limitandoci a leggere una email del Dirigente, e qualche parere di qualcuno dei pochi colleghi che ha avuto modo di esaminare attentamente e con anticipo la proposta? Il tutto da leggere quando si ha tempo, e poi spuntando una casella con un SI o un NO su un modulo di Google!

Oltretutto non vengono posti limiti a questa modalità. Sarebbe teoricamente possibile, per un dirigente che lo volesse, presentare tanti “ordini del giorno a tema unico” che potrebbero essere poi vagliati con tale procedura. E, si badi, anche temi delicati come la soppressione di indirizzi o l’attivazione di nuovi corsi, con tutte le ricadute che chi conosce la scuola ben comprende.

E che fine farebbero gli “eventuali commenti” raccolti con il modulo? Quale (ir)rilevanza avrebbero nella validità della decisione assunta? E chi se la sentirebbe di inviare un proprio commento fortemente critico sulla proposta, firmandolo con il proprio nome, sapendo che sarebbe letto probabilmente solo dal dirigente? E quanti colleghi si prenderebbero la briga di leggere attentamente la proposta in discussione prima di votare? L’esperienza degli ultimi anni suggerisce piuttosto la possibilità di supina approvazione “della proposta del Preside”, sempre e comunque.

Nello stesso articolo si legge “È facoltà di ogni componente del Collegio richiedere ulteriori chiarimenti e eventualmente la convocazione dell’organo in modalità sincrona per discutere il punto all’ordine del giorno. La riconvocazione avrà carattere di urgenza e avverrà entro il giorno successivo, sabato compreso.”

Credo che non sia difficile comprendere il sotteso a quelle parole, “sabato compreso”, che suonano come deterrente, una forma di dissuasione al chiedere chiarimenti. Una tale norma serve solo a rimarcare quanto la richiesta di informazioni e chiarimenti sia percepita come un fastidio, un’ipotesi da scongiurare.

Immaginiamo poi con quale spirito il “docente contrastivo”, per riprendere le parole di un dirigente ANP di qualche anno addietro, possa sentirsela di passare come colui che ha costretto i colleghi a fare il Collegio al Sabato!

Vi è poi un ulteriore articolo in cui si legge:

“Considerato che nessuna modalità online può garantire l’anonimato e contemporaneamente il controllo dei votanti, nel caso in cui uno o più membri del Collegio richiedano, ove previsto, il voto a scrutinio segreto la riunione verrà riconvocata per il punto in questione con incontro in presenza, e proseguirà online per i punti restanti. La riconvocazione in presenza avrà carattere di urgenza e avverrà entro il giorno successivo, sabato compreso.”

In altre parole: se per motivi del tutto legittimi, qualcuno chiedesse il voto segreto, ritorna lo spauracchio del “sabato compreso”, le stesse parole già utilizzate nel precedente articolo.

Senza tenere conto dell’infondatezza di questa affermazione. Se è vero che votare con un modulo di Google potrebbe non essere il massimo della riservatezza, è altrettanto vero che con alcuni accorgimenti, come, ad esempio, non registrare gli indirizzi email dei votanti, consentire un solo invio per ciascun votante, limitare il voto ai soli partecipanti con un indirizzo mail della scuola, limitare a pochi minuti il periodo di votazione, si potrebbe giungere ad un voto segreto, con altissime probabilità proveniente solo da chi ne abbia il diritto, e espresso giusto al momento in cui il presidente dell’assemblea chiede la votazione. Paradossalmente sarebbe addirittura più segreto del voto per alzata di mano che si adopera nei Collegi in presenza.

Ad oggi non so che fine abbia fatto quella bozza di regolamento, ma mi auguro veramente che sia stata radicalmente modificata.

L’importanza del ruolo docente

In conclusione, se vogliamo veramente rendere più funzionale l’organizzazione del lavoro e il funzionamento degli organi collegiali, si potrebbe anche ricorrere all’online, ma ci sono dei rischi, che vanno tenuti ben presenti, e soprattutto occorre che i docenti in primis smettano di ritenere il collegio, e tutte le altre riunioni degli organi collegiali, come una inutile perdita di tempo. Altrimenti possiamo anche chiudere tutto e tornare alla scuola Gentiliana, che vedeva un potere pressoché totale del Preside (anche se la presenza di un corpo ispettivo nazionale degno di questo nome offriva, paradossalmente, più garanzie).

Che senso ha vivere in una democrazia se poi la lasciamo morire senza parteciparvi? E, nella scuola, questo ha effetti ancora più gravi che in altri contesti, se pensiamo che, come docenti, abbiamo tutti il compito di insegnare agli studenti la partecipazione alla vita democratica della società.

La scuola reale non la decide solo il ministro di turno, ma la costruiamo anche noi con la nostra partecipazione.

pubblicato nel numero gennaio/marzo 2023 di: Articolo 33

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