Quest’anno i miei auguri di buon Natale non possono ignorare che, nelle stesse terre dove oltre duemila anni fa nasceva Gesù, oggi migliaia di famiglie sopravvivono a stento fra le macerie, vittime di un odio fomentato ad arte da un progetto coloniale ormai chiaro alla luce della storia.

L’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, lo abbiamo già visto tante volte nella storia: con i nativi americani, con gli Armeni, con gli Ebrei, con i musulmani di Srebrenica, con i Tutsi, e oggi con i Palestinesi. Senza dimenticare tutte le altre guerre nel mondo.

Ogni volta i carnefici trovano un motivo per giustificare i loro crimini. Ogni volta la voce di chi grida di dolore viene soffocata in nome di presunti interessi superiori.

La verità è una sola: non esiste nessuna giustificazione moralmente accettabile per poter cacciare un popolo dalla sua terra, per sterminarlo.

Chi commette questo orrendo crimine, chi lo giustifica, chi finge di non vederlo, un giorno dovrà renderne conto a qualcuno molto più in alto…

Io voglio ancora sperare che nell’uomo esista un briciolo di umanità, e vi lascio con le parole che Anna Frank scrisse nel suo diario il 15 luglio 1944, poco prima di essere mandata a morire nel campo di Bergen-Belsen:

“Ecco la difficoltà in questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. E’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo“.

Queste parole, oggi, potrebbero benissimo essere le stesse pronunciate da Hind Rajab o da uno dei 20.000 minori uccisi o morti a Gaza.

Buon Natale.

P.S. il disegno è generato con l’IA, non me la sentivo di pubblicare una immagine reale, molto più drammatica e violenta.

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