Il Natale ha un significato speciale: anche chi non ha una fede, o crede in un’altra religione, può comprendere il messaggio di Gesù, che ci ha parlato di pace, di fratellanza, di condivisione, di sacrificio.
Non sto qui a discutere se Gesù sia stato o meno il “figlio di Dio”. Di sicuro è stato un grande uomo, le sue parole dovrebbero indicare, a ciascuno di noi, la strada da seguire.
E sono queste le quattro parole di cui voglio parlare oggi
Il primo messaggio, pace, ci ricorda che nessun essere umano ne può uccidere un altro, e che la violenza non è mai la soluzione. Porgere l’altra guancia non è un segno di viltà o di debolezza, è un segno di forza interiore, di capacità di resistere, di provare a sconfiggere la ferocia e la crudeltà con la forza dell’amore. Non sempre ci si riesce, e, purtroppo, la Storia ha conosciuto molti momenti in cui i popoli hanno dovuto difendersi con le armi da chi li voleva annientare, ma sicuramente la pace è l’unica strada che può portare ad un mondo migliore. Le guerre, da sempre, lasciano morti, odio, rancore… ferite che non si rimarginano, e che a loro volta provocheranno, prima o poi, nuove guerre, nuovi morti… Credere nella pace significa avere il coraggio di spezzare questo circolo infernale. Per questo motivo la Costituzione Italiana dice, all’articolo 11, che la nostra Repubblica “ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali”.
Gesù ci ha poi parlato di fratellanza: ogni essere umano è fratello all’altro. Siamo tutti della stessa razza, non importa quale colore abbia la nostra pelle o dove siamo nati o che lavoro facciamo. Il sangue di ogni essere umano è rosso, ogni bambino nasce dal ventre di una madre, tutti viviamo gli stessi sentimenti: amiamo chi ci ama, proviamo rabbia se siamo maltrattati, proviamo fame, sete, dolore, così come gioia, allegria. Le differenze che ci sono nascono da fatti puramente fortuiti: essere nati in una terra o in un’altra, da una famiglia povera o ricca, in un paese libero o sotto una dittatura. E se queste differenze diventano un ostacolo che impedisce ad un essere umano di realizzarsi, di vivere al meglio la sua vita, di fare a sua volta del bene e di contribuire a creare un mondo migliore, allora è compito di tutti gli altri umani fare qualcosa affinché questi ostacoli siano rimossi. Per questo motivo la Costituzione Italiana dice, all’articolo 3, che la nostra Repubblica ha il compito di rimuovere questi ostacoli. Ed ha il compito di farlo sia all’interno del nostro territorio che anche quando agisce in accordo con gli altri stati, negli organismi internazionali, come l’ONU o l’Unione Europea, dove l’Italia può e deve far sentire la sua voce contro le ingiustizie.
La terza parola, condivisione, è la logica conseguenza di pace e fratellanza. Con il tuo fratello non fai la guerra, ma, al contrario, quando ha bisogno lo aiuti, dividendo con lui il pane, la casa in cui vivere, i vestiti con cui ripararsi dal freddo. La nostra Costituzione affida questo compito a tutti i cittadini, quando nell’articolo 2 parla di “solidarietà politica, economica e sociale”. E questo dovrebbe valere anche fra i popoli, che dovrebbero condividere le risorse di questo pianeta in cui viviamo, difenderle contro chi le distrugge, chi inquina. Nessun essere umano dovrebbe essere cacciato via dalla propria terra o vedersi sottrarre acqua e pane.
La quarta parola, sacrificio, ci ricorda che Gesù si è fatto uccidere pur di difendere le idee in cui credeva, e questo è l’esempio che ci ha lasciato: pace, fratellanza, condivisione non sono sempre idee facili da difendere e applicare. A volte serve il nostro sacrificio, tutti i giorni, per applicare quei principi anche quando gli altri ci ridono dietro, ci chiamano illusi, o buonisti, o ci dicono che siamo al servizio del nemico. E questo sacrificio, quotidiano, serve ad impedire che il male prevalga al punto di doverci poi costringere a sacrifici più grandi.
Gesù è nato a Betlemme, città che si trova in Terrasanta, in Palestina, luogo dove per secoli hanno vissuto pacificamente insieme le principali religioni monoteistiche.
Oggi la Terrasanta è sotto attacco. Uno stato criminale sta calpestando i luoghi dove 2000 anni fa Gesù diffondeva il suo messaggio di amore universale. E le nazioni più potenti del mondo stanno a guardare, in un vile e ipocrita immobilismo.
Per questo oggi più che mai è necessario difendere lo spirito del Natale, è necessario riprendere con forza la difesa dei valori di pace, fratellanza, condivisione, per far smettere tutte le guerre che in ogni angolo del mondo mietono vittime innocenti (Ucraina, Sudan, Yemen, Kurdistan, Palestina e tante altre ancora).
Riflettiamoci mentre oggi saremo felicemente a tavola, e lasciamo che queste parole ispirino il nostro modo di essere.
Buon Natale a tutti voi!
Questo post fa parte del progetto “Le parole per capirlo”
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