Oggi,giornata della Memoria, come ogni anno ho accompagnato i miei studenti a vedere uno spettacolo teatrale al teatro Carbonetti a Broni.
Mi sarei immaginato un tradizionale buono spettacolo teatrale in cui si raccontavano alcuni episodi dell’olocausto.
Invece ho avuto una sorpresa.
Mi sono trovato di fronte ad uno spettacolo totalmente imprevisto, bellissimo, coinvolgente e veramente molto educativo.
WOLFSZEIT: il tempo dei lupi, di Gianluigi Gherzi e Swewa Schneider
Accennerò brevemente alla trama per non fare spoiler: invito tutti a vederlo.
L’attrice sul palco è una donna, figlia nata e cresciuta in Italia da un padre ex militare nazista, di cui non aveva mai sospettato nulla, fino a quando, alla sua morte, scopre delle carte nel garage e vuole capire, vuole sapere chi fosse stato suo padre, e da lì inizia una ricerca nella memoria della sua famiglia.
Già questo sarebbe di per sé un ottimo ingrediente per una storia interessante.
Ma lo spettacolo è molto di più, per come è costruito, con i materiali, autentici, come autentica e personale è la storia che l’attrice, Swewa Schneider, racconta.
Questa figlia che parlava al padre ormai morto e che chiedeva risposte alla zia ormai anziana si interrogava, ci interrogava, sul dramma di un’intera generazione:la gioventù che era cresciuta in Germania tra gli anni Venti e Trenta del ‘900.
Come mai questi che erano normali ragazzi e ragazze come tutti quelli che ho intorno quando entro in classe, che incontriamo tranquillamente in giro, siano diventati dei mostri spietati?
Ed ecco che Swewa, nel raccontare, attraverso filmati e lettere del padre dalla guerra, ci racconta di una generazione cresciuta in un clima di propaganda e di voglia di vendetta.
E’ da quel clima, meravigliosamente narrato da Swewa, che sono nati i carnefici che tutti conosciamo, i nazisti dell’olocausto, quelli delle stragi della Seconda Guerra Mondiale.
Questo spettacolo è perfetto per dare un senso alla Giornata della Memoria, in questo 2025 pieno di guerre nel mondo e sopratutto con la tragedia della Palestina sotto i nostri occhi, dove il popolo che subì la Shoah oggi appare come il nuovo carnefice.
La memoria serve soprattutto a capire il presente.
Lo spettacolo descrive bene, senza mai cadere in un giustificazionismo inaccettabile, ma nemmeno con lo sguardo moralista di chi si sente in diritto di “scagliare la prima pietra”, cosa possa essere successo alla popolazione tedesca alla fine della prima guerra mondiale.
Una popolazione cresciuta in una patria umiliata dal Trattato di Versailles, dagli altri Stati, che pure avevano anche le loro colpe nell’aver scatenato la prima guerra mondiale, e quindi ridotta ad un popolo disperato, alla fame, che cercava vendetta.
Questa vendetta il popolo tedesco l’ha trovata in un leader, uno dei personaggi più feroci che la Storia ricordi: Adolf Hitler.
Hitler, nel suo folle disegno, credeva veramente nel dominio incontrastato della Germania, e convinse i tedeschi che avevano il potere in Germania: le grandi aziende, le banche, tutti coloro un tempo potenti in Europa e dopo la guerra emarginati dall’economia mondiale.
Occorreva però anche convincere il popolo tedesco. Dare loro una nuova ragione per essere orgogliosi.
Hitler puntò tutto sui giovani, che dovevano riscattare l’umiliazione della Germania. La propaganda, questa voglia di “Deutschland uber alles” cioè prima di tutti La Germania, ha generato un’intera generazione di mostri.
Questi giovani tedeschi non erano mostri. Come Primo Levi ha avuto modo di dire molto chiaramente, lui stesso ebreo sopravvissuto ad Auschwitz, non esistevano i mostri ma soltanto giovani educati male.
Ecco quindi perché oggi, nel 2025, questo spettacolo teatrale è importantissimo.
Anche oggi nel mondo stiamo vedendo crescere generazioni educate male, generazioni a cui si racconta che “sono gli immigrati che tolgono il lavoro” sia qui in Italia che in America; a cui si racconta che il diverso, qualunque sia la ragione per cui lo si vede diverso, sia per scelte personali che per ragioni religiose, etniche o puramente geografiche, ci toglie qualcosa.
Questi leader negativi li abbiamo anche qui in Italia, in Germania, in Francia, in America, in Israele.
Perché lo fanno? Le ragioni di Hitler non sono le stesse dei nostri leader di destra, che ormai governano in quasi tutti i paesi occidentali: non credo che Italia o Francia o USA abbiano qualche umiliazione da vendicare.
Forse le ragioni sono altre.
Partiamo da una semplice verità, che non si può negare. L‘essere umano se educato all’amore genera amore, se educato alla competizione,alla rivincita, all’odio, genera guerre, genera mostri.
La domanda resta: perché alcuni leader educano all’odio i loro popoli?
Sicuramente per ambizione e voglia di potere personale, ma da soli questi due ingredienti non potrebbero spiegarci come fanno ad avere tanto consenso, tanta forza per farsi sentire sui giornali, sulle televisioni, sulla Rete.
Per imporre le proprie idee serve forza economica, serve controllo degli apparati di sicurezza. Serve Potere, per generare altro Potere.
La realtà è che questi leader, come fu anche per Hitler, sono in realtà a loro volta usati da altri, che stanno nell’ombra.
Altri che hanno da nascondere, coprire, proteggere i loro privilegi, sempre meno difendibili in un mondo in cui la maggioranza soffre la fame, lavora in condizioni di schiavitù, in un ambiente che sta venendo devastato in nome del loro profitto, ottenuto non per merito ma per la posizione che gli consente di avere il potere necessario.
L’unico modo che questi individui hanno per restare al potere è impedire che i loro popoli gli si rivoltino contro. E allora l’unica soluzione è dire che la colpa è di altri, di nemici interni o esterni, da combattere e schiacciare senza pietà, in nome di un diritto divino che in realtà divino non è affatto, come le sagge parole di Papa Francesco ci ricordano. E non importa che scoppiano guerre: loro ci guadagnano perché vendono le armi, e vivono in luoghi protetti e sicuri.
In fondo anche Hitler venne usato dai Krupp per gli stessi motivi.
Anche Mussolini riuscì ad andare al potere perché lo vollero i latifondisti agrari e gli industriali che volevano trattare da schiavi i loro contadini e i loro operai.
E anche adesso le dinamiche sono le stesse: costoro si arricchiscono con extraprofitti sul gas, sull’energia, sulla vendita di armi, e i nostri popoli fanno la fame: in Italia abbiamo 6 milioni di poveri.
Tutto questo porta guerre, genera mostri. Ed è per questo che nella nostra Costituzione c’è scritto l’articolo 11: L’Italia ripudia la guerra. Peccato che chi ci governa non abbia compreso la nostra Costituzione.
Questa è la riflessione che questo bellissimo spettacolo mi regalato. Questo significa educare alla Memoria, alla Pace.
Andate a vederlo:
WOLFSZEIT: il tempo dei lupi.
https://www.comune.villasanta.mb.it/servizi/eventi/cerca_fase03.aspx?ID=26177
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