In questi giorni molti mi chiedono cosa ne penso circa l’esistenza dello stato di Israele.

Solo gli ingenui o i disinformati possono pensare di rispondere in due righe. Ci vorrebbero pagine e pagine, e se cercate troverete molta letteratura in giro. Comunque provo a rispondere in modo veloce, un po’ approssimativo. Me ne perdonino gli storici, ma cerco comunque di mantenere la correttezza sostanziale

Se studiamo la storia di quelle terre, a partire dai Cananei nel 3000 a.C. ci rendiamo conto di alcune cose:

1) Gli israeliti furono uno dei tanti popoli che abitarono quella parte del mondo in quei 3000 anni, come Filistei, Assiri, Babilonesi, Egiziani, persino i Persiani… fino ai Romani che vi giunsero nel 63 a.C.

Non sono state trovate tracce archeologiche del mitico grande regno di Salomone, ma se ne può dedurre l’esistenza in almeno un paio di reperti importanti in cui vengono descritti i due regni di Giuda e di Israele in quanto sempre alleati in guerre contro i popoli vicini, ad esempio contro i Moabiti, nel periodo intorno al 1000 a.C., oltre ad altri reperti.

Sicuramente il regno di Giuda, sotto Davide, è esistito, ed il fatto che si alleasse di continuo con il regno di Israele (più a nord) per difendersi dagli altri regni vicini lascia supporre la presenza di una identità comune molto forte, probabilmente risalente ad un “genitore” comune (Salomone? ).

In effetti gli Israeliti erano accomunati da una cosa molto importante: furono il primo popolo che in quelle parte del mondo passò da una religione pagana ad una monoteista. Se volete qui trovate un rapido video (fatto seriamente) per ripassare: https://youtu.be/sgkmYuN__-Y?si=Ps7AODAWL87_10w0&t=183

In buona sostanza la giustificazione degli ebrei ancorata al loro regno, inteso come “era la terra dei nostri avi” non trova maggiore giustificazione di quella che potrebbero avere oggi i discendenti dei Filistei o dei Moabiti.

2) Tutti i popoli di quella zona finirono per assimilarsi fra loro o comunque convivevano fra un invasore e l’altro. Ciascuno con le proprie religioni e peculiarità.

E tutti cercavano in qualche modo di resistere agli invasori di turno, chi con migliore chi con peggiore sorte.

Gli Israeliti erano particolarmente disposti a resistere, come testimoniano le frequenti rivolte giudaiche (pensate al periodo di cattività babilonese) fino alle drammatiche rivolte del 130 -135 d.C. sotto i romani, che portarono alla diaspora.

3) Dalla diaspora la sorte degli ebrei che fuggirono in nord Africa prima e poi arrivarono in Spagna, Portogallo (i Sefarditi) fu diversa da quelli che rimasero a vivere in medio oriente, i Mizrahì, e anche da quelli che risalirono da Siria, Grecia Italia e si diffusero in Europa centrale e poi est (Askenaziti).

I più fortunati furono quelli che restarono, i Mizrahì, perché non subirono le discriminazioni degli altri che invece vissero male in Europa, tra divieto di svolgere certe professioni, ghetti, persecuzioni varie (è una storia lunga oltre mille anni).

Quelli che rimasero non subirono stermini e segregazione continua, anzi vivevano con una relativa libertà.

La loro religione, anche sotto l’Islam, era accettata (dovevano pagare una tassa per praticarla) . Venivano considerati “protetti” (non ricordo la parola esatta, scusate ma sto andando a memoria) e non potevano essere oggetto di pogrom, ghettizzazione ed altro. Sì, ci furono alcuni episodi violenti e localizzati, ma erano eccezioni. Proprio l’opposto di quello che accadeva nell’Europa Cristiana!

4) Dopo il 1917, caduto l’impero ottomano… beh, andate a studiare il periodo del protettorato inglese sulla Palestina, anzi, iniziate dal congresso sionista di Basilea del 1897 e dalla dichiarazione di Balfour, e poi vedete il periodo delle rivolte arabe, soprattutto la più sanguinosa, quella del 1936-39, repressa nel sangue dagli inglesi che affiancarono i primi reparti ebrei da loro addestrati contro gli arabi

5) Dopo tutto quello che in Europa abbiamo fatto agli ebrei, infine, li abbiamo massacrati durante la seconda guerra mondiale: la Shoah è una delle pagine più nere di tutta la storia del mondo. Non fu solo Hitler, il suo piano venne aiutato dai fascisti in Italia, dalla destra in Francia, per non parlare poi della crudeltà di polacchi, ucraini e loro vicini. La Croce Rossa sapeva, e non poteva dire nulla, gli Inglesi anche…

6) Queste furono le condizioni in cui nacque lo stato di Israele: un processo politico (si chiama sionismo) di colonizzazione di insediamento e pulizia etnica, neanche tanto nascosto. Lo stesso Ben Gurion lo dichiarò in una lettera del 1937 a suo figlio in cui dichiarava “cacceremo via tutti gli arabi e prenderemo il loro posto”.

A noi occidentali conveniva che gli ebrei andassero in Palestina: insediavamo un nostro alleato in una posizione strategica e non dovevamo neanche chiedere scusa per la Shoah e per mille anni di ingiustizia.

Io ritengo che lo stato ebraico lo avremmo dovuto creare in Europa, dandogli nostre terre, come risarcimento.

Glielo dovevamo! E dovevamo a loro tanta parte della nostra cultura.

7) Circa la risoluzione 181, era solo una proposta di accordo dell’ONU (andate a vedere come nacque, la storia della UNSCOP…) e nessuna della parti era tenuta ad accettarla, in quanto era una risoluzione dell’Assemblea e non del Consiglio di sicurezza. Israele la prese al volo, era molto conveniente!

Fecero male gli arabi a non accettarla? Col senno di poi direi di sì. E’ un po’ come se un rapinatore ti punta una pistola alla tempia e ti dice di dargli tutto quello che hai. Se provi a resistere poi lui ti ammazza, e tutti direbbero che hai fatto male a non dargli i tuoi averi!

8 ) Vengo infine alla domanda:

– fermo restando che non esiste, da parte ebraica, una ragione storica per rivendicare quella terra più di quella che avremmo noi a rivendicare “Cartagine”;

– fermo restando il modo in cui lo stato di Israele è nato;

io dico che gli ebrei hanno il diritto di vivere, finalmente, in pace in quelle terre, ma assieme ai palestinesi, che in quelle terre vivevano da secoli e in pace con tutti, ebrei e cristiani, come testimonia la storia di Gerusalemme. O entrambi i popoli o nessuno! O impareranno a convivere o si annienteranno a vicenda!

La cultura ebraica, seppe svilupparsi nei secoli, grazie ad una identità tenuta insieme solo dallo studio dei loro libri sacri (nella Europa medioevale gli Ebrei erano in grado di leggere e scrivere mentre intorno a loro c’erano analfabeti e barbari che mettevano al rogo le donne e i dissidenti) , e contribuì sicuramente, al pari delle altre, a costruire la nostra civiltà.

L’ebraismo va nettamente distinto dal progetto sionista, che è un progetto nazionalista, al pari del fascismo, del nazismo e degli altri nazionalismi che insanguinarono il 900.

9 ) IN CONCLUSIONE: se lo scopo di uno stato è quello di garantire sicurezza nelle terre sotto la sua giurisdizione e pace con i popoli vicini, va detto che Israele ha totalmente fallito: non ha garantito sicurezza né ai popoli intorno, né agli arabi di cui ha occupato i territori né ai suoi stessi abitanti, che ormai da 50 anni vivono in stato di allerta militare perenne.

La comunità internazionale dovrebbe intervenire con estrema fermezza: eliminare la destra fascista e ultraortodossa da qualsiasi ruolo di governo, confiscare ai coloni le terre illegalmente occupate dal 1967, disarmare tutte le fazioni in lotta, sia palestinesi che israeliane, punire i responsabili di questi due anni di massacri ingiustificabili, e lavorare per giungere ad un unico stato, laico, democratico, con i due popoli. Sicuramente questo non risarcirà i palestinesi della Nakba, ma può rappresentare un compromesso ragionevole su cui fondare un futuro di pace.

Ci vorranno 50 anni? 100? Beh, lo dobbiamo a quei due popoli, gli ebrei e i palestinesi, le cui lacrime sono il risultato della nostra “gloriosa storia europea”.

Si può pacificare una situazione così incancrenita? Il Sudafrica dimostra che, volendo, si può.

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