Leggo che oggi i sindacati hanno siglato un accordo per il recupero degli scatti di anzianità a spese del fondo per il MOF, quello che un tempo si chiamava “fondo di istituto”.
La nostra categoria sta già dividendosi fra favorevoli e contrari.
A me invece questo accordo non interessa, è solo un triste segno di come vengono sviluppate le politiche scolastiche.
Anzi, credo che il fondo di istituto sarebbe da azzerare, così come sarebbero da eliminare tutti i vari progettini di questa scuola progettificio, come è purtroppo diventata la scuola italiana.
Veramente!
Riflettiamo su quello che, in buona sostanza, è veramente il fondo di istituto. Mi ricordo ancora le polemiche quando a metà degli anni ’90 fu introdotto questo meccanismo. Fu introdotto come strumento per stimolare la produttività e una “sana” competizione fra colleghi e scuole.
In realtà è diventato uno strumento per poter fornire un minimo (quasi un’elemosina) di salario in più a pochi, che spesso si arrabattano come disperati per 1000 euro in più l’anno, quando va bene. Ma per cosa? Per svolgere lavori che rientrano in uno di questi tre tipi:
- Tipo 1) Progetti di valenza didattica disciplinare, cioè approfondimenti o comunque argomenti legati in qualche modo ai contenuti di una o più discipline.
- Tipo 2) Compiti funzionali alla didattica ma non direttamente collegati all’insegnamento, come l’organizzazione di stages o di visite di istruzione o tenere in efficienza i laboratori o fare da coordinatori di classe .
- Tipo 3) Compiti funzionali alla scuola intesa come struttura amministrativa, ad esempio: fare l’orario, curare il sito web, gestire la rete di istituto, dare una mano alla segreteria.
Un tempo, quando gli insegnanti erano meno gravati di stupidi fardelli burocratici (quanto tempo passiamo a compilare cartacce inutili?) e magari erano un tantino meglio retribuiti, i lavori del tipo 1 venivano considerati come una cosa volontaria, che dava prestigio ai colleghi che se ne occupavano, rientravano nel lavoro di insegnante e andava bene così. Anche adesso io porto avanti GRATIS, salvo le spese per acquisti di materiali o prestazioni di servizi esterni, diversi progetti, perché ritengo che facciano parte del mio “essere insegnante”, e ne sono orgoglioso, anche se lo stato mi pagherebbe lo stesso stipendio pure nel caso non lavorassi affatto (e qui ci sarebbe da aprire un altro dolente capitolo….).
Anche molti dei lavori del tipo 2 venivano fatti rientrare fra le attività che alcuni colleghi facevano volontariamente, anche se magari ciò non era sempre del tutto giusto.
I lavori del tipo 3, a parte l’orario, venivano in genere affidati a soggetti esterni, e le segreterie della scuola non si scandalizzavano del fatto di dover ricorrere a consulenze esterne.
Adesso, con il fondo di istituto, tutte le belle cose che si facevano nella scuola sono diventate oggetto di contrattazione, nessuno vuol più muovere un passo se prima non è adeguatamente “incentivato” (che tristezza questa meccanica applicazione di criteri aziendali all’interno di un mondo come la Scuola), anche se magari si tratta di cose che dovrebbero far parte naturalmente dei compiti di un insegnante.
Che miserabile spettacolo!!!!!
E, come se non bastasse, questo ha degli effetti oltremodo negativi sulla didattica vera e propria.
Ci sono colleghi che, per arrotondare, si intrufolano in mille progetti e commissioni varie, e poi spesso non sono in classe perché sono dal Dirigente o sono in segreteria o stanno svolgendo qualcuno dei loro improcrastinabili compiti. E’ giusto questo? Certo che no!
D’altra parte il nostro carico di lavoro (le lezioni, le verifiche etc etc….) è già tale da non lasciare molto margine per altre cose, sempre ammesso che lo si voglia fare bene, e quindi, se uno si prende un impegno, poi il tempo, da qualche altra parte lo deve trovare…… e, per circa 10 euro l’ora dove volete che venga trovato il tempo? A scapito degli studenti, salvo rare eccezioni (i santi, si sa, esistono sempre, non fosse altro che per dare la possibilità ai lettori di questo articolo di non sentirsi direttamente chiamati in causa!)
Qualcuno obietterà che comunque questo meccanismo ha consentito ai colleghi più volenterosi di guadagnare qualche soldo in più.
Innanzitutto occorre interrogarsi sul concetto di “volenteroso”, in quanto questo meccanismo non premia chi magari utilizza metodi didattici innovativi, si aggiorna, produce dispense e materiale per e-learning o, semplicemente, dedica maggior attenzione a correggere le verifiche o preparare le lezioni, ma premia principalmente quelli che fanno “altro” (giusto o meno che sia) che il loro lavoro.
A parte ciò, anche sul “maggior guadagno” ci sono da dire poche semplici parole: il fondo di istituto lo abbiamo pagato caro: sono 20 anni che il nostro potere d’acquisto sta scendendo velocemente. Ad ogni rinnovo contrattuale prendiamo sempre meno. Secondo dati del Ministero dell’Università, prendendo come base “100” il 1993, nel 2001 l’indice dei prezzi F.O.I. era diventato 126, mentre le retribuzioni di un insegnante a inizio carriera erano salite solo a 104,8 e quelle di un insegnante a fine carriera addirittura scese a 99,3 (numeri indice delle retribuzioni reali http://www.edscuola.it/archivio/statistiche/retr93_00.pdf )
Ne valeva la pena? Barattare il salario di tutti in cambio di pochi spiccioli per alcuni?
Tuttavia molti di questi compiti aggiuntivi (quelli che indicavo come lavori di tipo 2 e tipo 3) sono necessari alla scuola e qualcuno deve pur farli. Verissimo. Non dimentichiamo però che da 20 anni stiamo perdendo posti di lavoro nella scuola: nell’anno scolastico 2000/2001 eravamo 815.892 docenti, fra tempo determinato e indeterminato, in tutti gli ordini di scuola. Nell’anno 2010/2011 siamo scesi a 778.736.
Si tratta di oltre 37.000 posti di lavoro persi. Veramente persi, nonostante negli stessi anni gli studenti siano passati da 7.542.232 (1999/2000) a 7.768.071 (2008/2009). (dati Istat: numero insegnanti per ordine di scuole)
Questo significa che abbiamo meno personale.
E Allora? Allora, il fondo di Istituto costa circa 1 miliardo di euro l’anno.
Assumere, con gli stipendi attuali, 40.000 colleghi costerebbe 1 miliardo e 800 milioni l’anno. Avere più colleghi significherebbe distribuirsi meglio i compiti, magari adibendo anche alcuni insegnanti (ad esempio quelli prossimi alla pensione) a compiti diversi, come corsi di recupero, coordinamento di classe o di materia, rapporti con imprese e territorio, alfabetizzazione per stranieri, tutoraggio nei confronti dei colleghi neo-assunti, insomma, tutta quella serie di cose che adesso dobbiamo aggiungere al nostro lavoro ordinario, potrebbero diventare il lavoro di molte figure di sistema, che nella scuola mancano.
Ciò, ovviamente, non toglie che dobbiamo lottare per adeguare i nostri stipendi agli standard europei, ma intanto è importante far capire che la scuola oggi è cambiata, e che investire nella scuola non significa solo dare qualche soldo a pioggia qua e la, magari chiedendo di fare (male!) 24 ore di lezione frontale, ma significa rivedere a fondo l’organizzazione del lavoro docente, prevedendo nuovi ruoli e figure specializzate per tutte quelle situazioni che 20 anni fa non esistevano. Tutto questo potrebbe anche essere gestito in modo flessibile. Ad esempio un docente potrebbe scegliere se fare 18 ore di lezione frontale oppure scambiare 4 ore di lezione con 8 ore in un incarico funzionale (credo che il rapporto 1:2 fra lezione e altro incarico sia equo).
Tutto questo migliorerebbe la scuola e anche il clima di collaborazione interna.
Per favore, smettiamola di accontentarci delle elemosine e di comportarci da poveracci. La nostra dignità passa anche per l’affermazione che non sia necessario aggiungere “altro” al nostro lavoro per ritenerlo, di per sé, degno di uno stipendio decoroso!
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