Una parola che spesso viene utilizzata durante le crisi politiche, come ad esempio nel caso della guerra Russia-Ucraina o del conflitto Israele-Palestina, è quella di equidistanza. Essa viene usata come sinonimo di neutralità.
La parola “equidistanza” ha invece un significato differente, anche se talora, e sottolineo talora, può essere usata per indicare neutralità. Vediamo la definizione del dizionario:
Avente uguale distanza, rispetto a un altro oggetto, da un punto o da un oggetto comune di riferimento: tutti i punti di una circonferenza sono equidistanti dal centro; anche di oggetti collocati a distanze identiche l’uno dall’altro: una libreria a ripiani equidistanti; una serie di colonne, un filare di alberi equidistanti; o degli elementi di una progressione che si succedono a intervalli costanti (per es., i termini di una progressione aritmetica, in quanto la differenza tra un termine e il precedente è costante). Con usi fig.: mantenere una posizione di centro, equidistante, tra due blocchi politici; talora col sign. di neutrale, imparziale: tenere un atteggiamento equidistante (tra due contendenti, tra due parti in conflitto)
Capire questa differenza è molto importante. La neutralità implica la conoscenza dei fatti e una valutazione che non faccia sconti a nessuno e riconosca le colpe e le ragioni di tutti. La neutralità non conosce amici o favoritismi.
L’equidistanza invece implica un rifiuto di analizzare la complessità, di individuare le cause, le colpe, le ragioni, e come tale pretende di astenersi da ogni valutazione e di valutare in nome di astratti principi: colpevole/innocente, aggredito/aggressore, amico/nemico…
L’equidistanza porta ad un errore di valutazione e, se l’obiettivo è mettere pace, può addirittura avere un effetto contrario.
Proviamo prima a spiegarlo con un esempio di fisica, poi lo faremo con un esempio pedagogico. Immaginiamo un dondolo con una lunghezza di 2mt per ciascun braccio e due cilindri appesi, di massa differente:

Vogliamo mettere in equilibrio il dondolo (la guerra è squilibrio, la pace è equilibrio).
Il cilindro sul lato di sinistra esercita una forza pari a 10N x 2mt = 20Nm, mentre il secondo solo 12Nm, quindi per riequilibrare dondolo, ed arrivare ad un livello in cui le forze si annullino, dobbiamo applicare una forza di 8Nm sul lato destro, così da avere 20Nm su entrambi i lati. Non importa se applichiamo un cilindro da 8N ad un metro di distanza dal centro o uno da 4N a due metri di distanza, le due immagini seguenti sono perfettamente equivalenti, ed in entrambi i casi le forze saranno in equilibrio:

Capiamo tutti che se avessimo messo una forza esattamente al centro del dondolo, cioè distante 0mt dal centro, la nostra forza sarebbe stata equidistante ma non avrebbe cambiato gli equilibri, perché avrebbe avuto un effetto nullo:

E’ questa la differenza che passa fra una neutralità apparente, in cui ci si mette esattamente al centro, senza prendere le misure, ovvero senza analizzare la realtà, e la vera neutralità, quella in cui si deve trovare la posizione corretta per annullare lo squilibrio.
Detto in termini più semplici, immaginiamo che un bambino dispettoso lanci un sasso ad un signore che passa per strada. E’ ovviamente un atto da condannare, e, dal mio punto di vista non ci sarebbe nulla di male se il signore prendesse il bambino e lo trascinasse dai genitori per farlo punire, o, in caso estremo, gli desse una pacca sul sedere, stando attento però a non fargli veramente male se non nell’orgoglio.
Ma se il signore, grande e grosso, si mettesse a picchiare selvaggiamente il bambino, che, ovviamente, si difenderebbe come può, magari anche mordendo, ma non avrebbe alcuna speranza di farcela, la cosa giusta sarebbe intervenire e prendere le difese del bambino, ovviamente in modo neutrale, cioè non diventando a nostra volta aggressori del signore che passava per strada. Ristabilito l’equilibrio delle forze, fatti calmare i due, allora sarebbe giusto ragionare, capire le cause e arrivare ad una pace.
Sarebbe invece molto ipocrita mantenere una posizione equidistante, dicendo che “sono tutti e due cattivi” e lasciare che il bambino venga massacrato di botte per aver lanciato un sasso.
Questo principio di una valutazione veramente equa lo chiarì molto bene Don Lorenzo Milani, nel suo famoso “Lettera ad una professoressa“, quando affermava che non vi è niente di più ingiusto che pretendere di fare parti eguali fra persone che eguali non sono.
Applichiamo il ragionamento al caso Israele-Palestina: l’attentato terroristico di Hamas è da condannare, perlomeno secondo il mio punto di vista e con i miei valori, perché sono stati barbaramente assassinati oltre 800 innocenti, altri 230 sono stati presi in ostaggio e alcune centinaia sono dispersi, ma Israele, con uno degli eserciti più forti del mondo, che da anni detiene il controllo sulla striscia di Gaza, ne controlla l’acqua, l’elettricità, l’ingresso e l’uscita, non ha nessun diritto di ammazzare migliaia di civili innocenti (fino ad oggi sono oltre 8000, dei quali la metà bambini), bombardare case, scuole, ospedali, chiese, radere al suolo intere città, cacciare via due milioni di palestinesi. La prima cosa da fare è fermare immediatamente Israele, impedire altre vittime innocenti e poi, subito dopo, ragionare insieme alle nazioni del mondo per risolvere definitivamente questa tragedia che va avanti dal 1948. E magari chiederci come mai in questi anni il governo Israeliano ha lasciato che i terroristi di Hamas crescessero indisturbati e si rafforzassero, invece di aiutare, come avrebbe benissimo potuto fare applicando gli accordi di Oslo del 1993, la popolazione palestinese a vivere meglio, avere un loro stato indipendente o addirittura diventare parte del grande stato di Israele e vivere in pace ebrei e palestinesi. Forse l’obiettivo era creare il pretesto per poter cacciare ancora una volta i palestinesi dalle loro case, come già avvenne nel 1948 e tante altre volte negli anni successivi?
Ben diverso invece il ragionamento in casi in cui gli equilibri e le ragioni sono diverse, ad esempio, nella situazione Russia-Ucraina. Bene si è fatto a creare immediatamente, nelle prime settimane dopo l’invasione, un equilibrio fra le due forze in campo aiutando Kiev a respingere l’attacco russo. Ucraina e Russia non sono come Palestina ed Israele, e adesso le forze in campo sono sostanzialmente in equilibrio. A questo punto però occorre fare, subito, il passo successivo: occorre mettersi intorno ad un tavolo, capire le ragioni della Russia e dell’Ucraina, capire perché si è giunti a questo punto e trovare una soluzione che sia veramente di costruzione della pace. Invece, purtroppo, pare che ci sia chi la guerra vuole continuarla all’infinito, magari per ragioni troppo vergognose da dire.
Quindi, in conclusione, l’equidistanza è spesso un modo mascherato, ipocrita, per lasciare che le cose vadano come i rapporti di forza nel mondo vorrebbero che andassero. In sostanza noi spesso ci definiamo equidistanti se vediamo che i nostri alleati stanno vincendo, e invece corriamo subito in loro soccorso se stanno perdendo.
La neutralità è una cosa diversa, non è ipocrisia, è impegno per la pace, e a volte costa molto, soprattutto quando la stampa e i mezzi di informazione invece di lavorare per la pace lavorano per la guerra, come ben sanno tutti quelli che cercano di dire qualcosa di diverso da quello che è la propaganda.
Questo post fa parte del progetto “Le parole per capirlo”
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