L’orario di lavoro nella scuola secondaria superiore, come è definito oggi dal contratto nazionale, è di 18 ore di lezione frontale (nella secondaria), 40 ore di attività funzionali all’insegnamento, altre 40 per partecipare ai Consigli di classe, più tutto il tempo necessario per svolgere il proprio lavoro.
Come si vede è una definizione ambigua, perchè non quantifica quale sia il vero orario di lavoro, ma lo lascia indefinito, facendo in modo che, alla fin fine, si finisca per credere che l’orario sia solo quello di lezione più le poche ore per le riunioni.
Questo equivoco deve finire.
Se è vero, come è vero, che i docenti lavorano come gli altri lavoratori, è proprio dall’orario annuale dei lavoratori che occorre partire. Le statistiche dichiarano che nell’area Euro la media dell’orario di lavoro è 1573 ore annue. (http://www.repubblica.it/economia/2012/10/03/news/ore_lavorate_italia_al_top_in_eurolandia-43749350)
Ragioniamo quindi su un orario di 1600 ore annue, come nella media Eurozona.
Lavorare 1600 ore l’anno significa un lavoro di 36 ore settimanali per 44 settimane e mezza l’anno, che lascia cioè libere 7 settimane e mezza. Sembrano tante, in realtà equivalgono al mese di ferie estivo e alle altre tre settimane godute durante l’anno tra festività natalizie e pasquali e ponti. Tradotto in giorni di lavoro, in modo da farci capire da tutti gli altri lavoratori, sette settimane e mezza significano 38 giorni complessivi di “non lavoro”, che comprendono ferie, permessi , recupero festività soppresse. Quindi, non molto diverso dagli altri contratti di lavoro, se non, come vedremo , per una diversa organizzazione del lavoro su base annua, che richiede un orario molto più intenso durante il periodo di erogazione delle lezioni e più leggero durante il periodo di chiusura delle lezioni. Volendo fare una battuta di spirito, potremmo dire che gli insegnanti sono quasi degli stagionali.
Proviamo a dimostrare quanto asserito.
Poniamo, in primis, che nel contratto di lavoro venga stabilito che l’orario di lavoro del docente sia mediamente di 36 ore settimanali, che comprendono tutte le attività connesse al suo lavoro, compreso lo studio per la preparazione delle lezioni, la correzione degli elaborati, i rapporti con gli studenti, i progetti di approfondimento e recupero. Venga quindi abolito ogni altro strumento di “retribuzione” extra (come ad esempio il famigerato MOF).
L’orario di lavoro può, per molti aspetti, essere quantificato con una certa precisione, ad esempio nel seguente modo (indicativo, e non rigidamente prescrittivo)
- ore di lezione settimanali: 18
- ore settimanali di lavoro preparatorio per le lezioni, in ragione di circa mezz’ora di lavoro individuale per ciascuna ora di lezione erogata: 9
- ore settimanali dedicate alla correzione di elaborati e verifiche (nell’ipotesi che un docente con 18 ore di cattedra svolga mediamente due verifiche semi-strutturate per settimana): 6
- ore settimanali dedicate ad rapporti con le famiglie: 1
- ore settimanali dedicate a riunioni e attività funzionali all’organizzazione della scuola: 2.
Ovviamente sono cifre arrotondate per difetto, ma non importa, meglio non esagerare. In sintesi: 18+9+6+1+2 = 36.
Sappiamo che il calendario scolastico prevede 33 settimane di lezione, quindi già solamente con quanto appena definito, saremmo arrivati ad occupare per intero 33 delle 44 settimane e mezza annuali.
Tuttavia in questo modo resterebbero fuori dal conteggio tutta una serie di importantissime cose, come, ad esempio:
- progetti di approfondimento e/o recupero, lavoro da fare insieme agli studenti e agli altri colleghi per poter migliorare e integrare l’offerta formativa. Fra questi possono rientrare, ad esempio, corsi di approfondimento per gli studenti eccellenti, corsi di recupero, attività pomeridiane come accoglienza, assistenza allo studio individuale
- le ore che ciascun docente deve dedicare al proprio aggiornamento, sia che si tratti di studio individuale sia che si tratti di partecipazione a corsi di aggiornamento erogati da soggetti esterni. Lo studio che ciascuno di noi fa per migliorare la propria conoscenza e magari preparare lezioni migliori e sempre attuali per il successivo anno scolastico è una componente innegabile del nostro lavoro.
- partecipazione a commissioni di esami conclusivi o a scrutini.
C’è spazio, nelle 1600 ore annue, anche per questo lavoro: le 36 ore di lezione settimanali, moltiplicate per le 33 settimane di lezione previste dal calendario scolastico, significano 1188 ore annue. Restano quindi fuori ancora 412 ore l’anno, che servono proprio per queste cose.
E’ ragionevole ritenere che possano essere ugualmente ripartite fra le due attività indicate, o in modo differente, a seconda delle materie che si insegnano e del carico che comportano.
Ad esempio, parlo per la mia personale esperienza, io trascorro praticamente tutti i miei giorni liberi settimanali sia a portarmi alla pari con il lavoro di routine che a studiare cose nuove e tenermi aggiornato, per non meno di 6 – 7 ore settimanali, e poi quando finalmente chiudono le scuole e gli esami di stato, dedico tutto luglio a leggere cose nuove e prepararmi nuovi esperimenti per l’anno successivo, riordinare le dispense ed altro del genere. Si tratta quindi di oltre 300 ore annue, anche se distribuite in modo, evidentemente, complementare all’erogazione delle lezioni, e gestite con ampio margine di autonomia. Detto ancora più semplicemente: quando insegno studio di meno, e viceversa.
Le ore da dedicare ai progetti sono invece più problematiche da contabilizzare, in quanto, a parte qualche giornata nel mese di giugno che può essere utilizzata, il più delle volte si tratta di trovare spazio durante l’anno, e questo è ciò che normalmente i docenti già fanno, quando, ad esempio, programmano dei rientri pomeridiani con alcuni studenti per fare un corso di recupero o per preparare un progetto da presentare come lavoro di gruppo o altre attività del genere o per accompagnarli in viaggi di istruzione. Nella scuola dove lavoro rendicontiamo queste attività per motivi amministrativi, e risulta che gli insegnanti che fanno meno di tutti dedicano comunque una trentina di ore all’anno, mentre quelli più assidui svolgono, in media, anche tre o quattro ore di lavoro settimanale con gli studenti, per quindi 100 – 130 ore di lavoro.
Come si vede, alla fin dei conti, si è vicini alle, o addirittura si superano, famose 1600 ore annue di riferimento.
Ovviamente si tratta di un lavoro distribuito in modo irregolare durante l’anno. Questo comporta che durante l’anno scolastico i docenti lavorano ben più di 36 ore, arrivando normalmente a oltre 40 ore settimanali, con sporadiche punte di 50 ore nei momenti in cui si concentrano attività di valutazione sommativa di fine quadrimestre o all’inizio dell’anno per le attività di programmazione, mentre poi, durante i mesi estivi, lavorano di meno e recuperano le ore in più svolte. Tutto ciò è perfettamente normale, in quanto l’attività del docente è una attività tipicamente intellettuale, ed i momenti, e le forme di erogazione della professionalità docente non possono essere definiti con i ritmi della catena di montaggio.
Questa situazione non è tuttavia riconosciuta giuridicamente, né, tanto meno, compresa dalla pubblica opinione, in quanto anche nel nostro lavoro la presenza di qualche collega poco corretto, che ha abusato in modo scellerato dell’opportunità che la nostra flessibilità ci offre, ha squalificato l’intera categoria.
Ma, soprattutto, questa condizione non ci viene riconosciuta sul piano stipendiale: noi siamo dei lavoratori intellettuali a tempo pieno che sono pagati come se fossero a part-time! Allora, dateci degli uffici decenti, come in università, fateci timbrare il cartellino e dateci mille euro al mese in più di stipendio, per riportarci vicino alla media europea.
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