La senatrice Liliana Segre è ancora vittima di vergognosi ed inaccettabili insulti dai soliti leoni da tastiera sui social.
Potrei anche capire il perché se a farli fossero i soliti fascisti: Liliana Segre rappresenta un monumento vivente ed implacabile che ricorda la barbarie del nazifascismo, e i fascisti di oggi non possono che provare rabbia e vergogna ogni volta che la vedono e la sentono parlare. E quindi si sfogano vigliaccamente.
Ma non riesco a trovare alcun senso, alcuna giustificazione, a chi la accusa di appoggiare la strage che il governo Israeliano sta portando avanti a Gaza. In più di una occasione Liliana Segre ha espresso il suo dolore per quello che sta succedendo.
Ancora il 15 Aprile, in occasione di una cerimonia in ricordo di suo marito ha detto “Io che sono una donna di pace, mi sento inutile, sento che tutto quello che ho cercato di trasmettere è stato invano, mi sento inutile quando accendo la televisione e vedo Gaza e l’Ucraina“, ed inoltre ha espresso il suo disgusto, la sua ripugnanza per quanto accade a Gaza.
E precedentemente, in una intervista del 2024, ha detto: “Ora, dopo il 7 ottobre, non sono quella di prima, ma una che ha sofferto enormemente del 7 di ottobre, e dell’8 di ottobre, e di tutti i giorni a seguire fino a oggi. Seguo la televisione, i giornali, con avidità dolorosa, non con querlla di uno che vuole i dolci. Mangio ogni giorno tristezza, bile, pessimismo, disperazione, e soprattutto, da nonna, quelli che tragicamente mi fanno compagnia in questo periodo sono i bambini, tutti i bambini che per colpa degli adulti vengono sterminati e uccisi”
Ma che si vuole di più?
Questa Donna ha vissuto qualcosa che la maggior parte di noi non può assolutamente immaginare, forse la possono immaginare solo i civili di Gaza, che sono quanto di più vicino si possa oggi immaginare ad un genocidio.
Per chi, come lei, ha vissuto la Shoah, la nascita dello stato di Israele rappresentò, pur con tutte le ingiustizie, violenze, contraddizioni e i gravi errori in cui fu fatto nascere, una speranza, una rivincita sugli orrori subiti, ed è comprensibile che in lei ci sia una giustificata paura del ritorno all’antisemitismo, e che per lei lo stato di Israele resti qualcosa di sacro.
Ma appare evidente la condanna, da parte sua, di quello che sta avvenendo, e questo sicuramente ha rappresentato un dramma lacerante per la coscienza di Liliana Segre, e riesco ad immaginare anche quanta amarezza debba provare a vedere Israele governata da quelli che personalmente ritengo criminali.
Concordo in pieno con quanto scritto da Saverio Benedetti, medico del comitato toscano “Sanitari per Gaza”: ““è una parola troppo carica di odio” e questo la addolora. Si capisce benissimo. E’ dura accettare che il paese che ami stia facendo ad altri lo stesso che fecero a te, alla tua famiglia e alla tua gente tanti anni fa. Temo sia una sorta di dolorosa rimozione e credo anche che venga pure un po’ strumentalizzata. […]non è a lei che va chiesto se a Gaza sia genocidio o meno…..”
Dato il suo vissuto, trovo che sia vile e disonesto chiederle dichiarazioni come quelle che è invece lecito attenderci da altri intellettuali ebrei che, meno gravati da un così tragico vissuto personale, riescono ad essere più distaccati e possono criticare più direttamente e chiaramente il governo Israeliano per i crimini che sta commettendo.
Giù le mani da Liliana Segre! La sua stessa esistenza è il più forte richiamo, la più forte denuncia dei crimini che un governo di una nazione può commettere verso un altro popolo quando prevalgono idee nazionaliste, di superiorità razziale o culturale.
Liliana Segre ricorda costantemente a tutti noi come possiamo facilmente trasformarci in bestie, ed il fatto che abbia detto le parole che ha detto proprio riferendosi a Gaza credo che non lasci nessuno spazio a fraintendimenti.
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