Care studentesse e cari studenti, oggi è un importantissimo anniversario che deve essere ricordato, nel nome di coloro che si sono battuti, spesso a costo della vita, per consentire a noi di vivere in uno stato democratico, libero, dove non dovesse mai più accadere ciò che accadde il 5 settembre 1938, quando alla piccola Liliana, e a tanti altri bambini, venne negato il diritto di andare a scuola perché ebrei.
100 anni fa, il 28 ottobre 1922, con la marcia su Roma iniziava una dei più neri periodi della nostra storia. 21 anni di negazione della libertà, di delitti criminali, fino all’assassinio, contro gli oppositori politici (Amendola, Matteotti, Don Minzoni, Nello e Carlo Rosselli e tantissimi altri, di cui, di molti, non conosciamo neanche il nome, costretti a scappare all’estero per sopravvivere).
Furono anni in cui in nome della “conquista di un posto al sole per l’Italia” il Duce cercò di farsi un impero in Africa, commettendo crimini orrendi contro le popolazioni civili di Etiopia, usando persino gas tossici e vietati dalle leggi internazionali.
Furono anni in cui i diritti dei lavoratori vennero compressi fino a negare il diritto di sciopero. Furono anni in cui agli insegnanti venne chiesto di prestare giuramento al regime fascista per continuare a lavorare, e solo in 12 ebbero il coraggio di rifiutare.
Da tutto questo ci liberarono, insieme alle forze alleate, i partigiani e una parte del nostro esercito che dopo l’8 settembre 1943, si ribellarono ai fascisti e agli invasori nazisti e scelsero la strada della lotta partigiana.
Costoro ci donarono la Costituzione della Repubblica Italiana, che noi a scuola studiamo forse troppo distrattamente.
Io voglio ricordare quanto scritto alla fine della Costituzione, nella 12a tra le norme “transitorie e finali”, che recita:
E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.
Quella norma fu scritta per dire “mai più”.
Alcuni, forse per malafede o per semplice ignoranza, dicono che quella era una norma “transitoria” e che come tale oggi può essere dimenticata.
E’ sbagliato. Nelle norme “transitorie e finali” ci sono sia norme transitorie che finali, dedicate al passaggio dal fascismo alla Repubblica, ed è per questo che hanno ricevuto una collocazione apposita nella Costituzione.
Quelle transitorie indicano cosa fare in attesa che si stabilizzi il nuovo ordinamento, come ad esempio le prime 11, la 16, la 17 e la 18, nella quali si fa esplicito riferimento alla temporaneità della norma (ad esempio la numero 1, che recita “Con l’entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato esercita le attribuzioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo.” serviva per stabilire chi dovesse essere il capo dello stato in attesa di eleggerne uno). La temporaneità è chiaramente desumibile dalla lettura della norma.
Le norme finali sono invece quelle definitive, come ad esempio la 13, che privava casa Savoia e i suoi discendenti di beni e diritti politici. Nel 2002, per poter eliminare questa norma e far rientrare in Italia i discendenti degli ex sovrani, fu necessaria una legge costituzionale, cioè il più alto livello delle leggi che ci sono in Italia, che diceva “I commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione esauriscono i loro effetti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale”.
Le norme finali sono la 12a, la 13a, la 14a, la 15a. A parte la 13a, le altre sono a tutt’oggi valide, nessuna legge le ha mai abolite, ed è giusto che sia così: la libertà che altri hanno conquistato per noi, e che noi abbiamo il diritto e dovere di difendere, sia da aggressori esterni che interni, non è e non deve essere, una libertà transitoria.
Per chi volesse approfondire quel periodo storico propongo un sito di documentazione realizzato da ANPI
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