Di recente alcune uscite di presunti esperti di scuola (nessuno di loro è in realtà un docente o un dirigente scolastico) sono tornate sul tema degli insegnanti che lavorano o fingono di lavorare a casa.

E’ una vecchia litania, che ormai ha stancato.

In due vecchi post di ben dieci anni fa avevo già trattato il tema, la situazione non è cambiata, a parte il fatto che la pandemia ci ha fatto capire l’importanza dello smart-working e di un modello flessibile di lavoro.

Quindi, siccome non ho voglia di perdere altro tempo per ripetere sempre le stesse cose, invito a leggere quanto ormai da tempo dovrebbe essere noto a chiunque abbia una idea di cosa sia una scuola:

  1. I docenti col cartellino da timbrare? (scritto il 12 Dicembre 2012)
  2. 36 ore anche per i docenti? Si, grazie!!! (scritto il 9 Gennaio 2013)

Buona lettura e un consiglio a questi politici, direttori di fondazioni e giornalisti che pretendono di occuparsi di scuola: cercate di aiutare la scuola, e smettetela di spararle addosso, perché se questo Paese avrà una possibilità di risollevarsi questa starà proprio nella capacità di far crescere al meglio, come cittadini attivi e anche capaci di contribuire al benessere collettivo, i nostri giovani che adesso sono sui banchi di scuola. Dimostrateci voi di essere capaci di fare il vostro lavoro!

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