Natale: giorno di pace, di fratellanza, di condivisione, di sacrificio.

Normalmente in questo giorno ci dovremmo scambiare gli auguri.

Vorrei veramente che tutto il mondo vivesse in pace, trattasse il prossimo come un fratello, condividesse con lui il pane, fosse disposto a sacrificarsi per lui.

Ma non è così. Gli ultimi anni sono stati una spaventosa corsa verso la catastrofe. E’ la crisi di un sistema, il sistema occidentale, così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 80 anni, fondato sulla supremazia del Mercato, dei Soldi, del Profitto.

Noi facciamo finta che tutto vada bene. Probabilmente, mentre nei prossimi giorni saremo comodamente seduti a tavola a mangiare e bere, dalle nostre bocche usciranno le solite frasi di convenienza:

  • ignorando che nella nostra civile e ricca Italia ci sono poco meno di 10 milioni di poveri, in povertà assoluta, e che molti lo sono pur lavorando, perché in Italia il lavoro è diventato una terra di nessuno, dove il ricatto della povertà ti spinge ad accettare paghe da fame;
  • ignorando che il Mediterraneo, il nostro mare, è diventato una tomba in cui giacciono senza sepoltura migliaia di disperati, uomini, donne, bambini, che scappavano dalla miseria in cui li abbiamo lasciati mentre sfruttavamo la loro terra come discarica per i nostri rifiuti industriali o come riserva di preziose materie prime per le nostre industrie;
  • ignorando che al di fuori del nostro paese interi popoli sono colpiti da guerre e crisi umanitarie terribili, come nel caso del popolo ucraino, usato come uno strumento della NATO per imporre la propria visione del mondo, o come il popolo palestinese, che sta venendo cacciato, forse definitivamente, da quello che gli era rimasto della terra in cui aveva vissuto in pace per duemila anni, fino al 1948, quando si è visto cacciare dalle proprie case perché i popoli europei dovevano lavare la propria sporca coscienza nei confronti del popolo ebreo, a sua volta altra vittima di secoli di discriminazioni
  • ignorando che la nostra civile Europa, che nacque per eliminare le guerre dalla storia, è diventata una economia guerra, in cui si discute apertamente e senza ritegno di come armarsi e prepararsi alla guerra contro Russia e Cina;
  • ignorando che per altri popoli si profila già lo stesso destino, finire coinvolti in guerre giustificate dal fatto che i carnefici “sono nostri amici”. Sto pensando, fra gli altri, al coraggioso popolo Curdo e al triste futuro che lo attende.

Non serve continuare oltre. Vorrei solo ricordare che non si può essere felici e sicuri se la nostra felicità e sicurezza è ottenuta a spese di altri. Su questa terra siamo otto miliardi di persone.

Se non saremo capaci di trovare un equilibrio fra noi, e con il pianeta, allora siamo destinati a distruggerci tutti. Queste non sono idee solo mie, ma, fra i tanti, anche del Santo Padre, Papa Francesco. Parole non ascoltate dai molti ipocriti che si professano credenti solo perché ripetono tutte le domeniche il “padre nostro”, senza avere neanche lontanamente capito il significato di quelle parole.

Non ci salveremo da soli.

Credo che la cosa migliore che posso augurare a tutti per le prossime giornate sia di trovare il tempo per riflettere sul senso della nostra esistenza, su cosa possiamo fare, noi, in prima persona, per rendere il mondo migliore.

Vi lascio con una poesia bellissima, scritta da chi ha vissuto, da vittima, il genocidio del popolo ebreo. Non so cosa direbbe oggi Primo Levi, vedendo il suo popolo macchiarsi dello stesso atroce delitto:

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

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